lunedì, 30 novembre 2009

Il "giro" di Doha
E' iniziato da Doha e, paradossalmente, potrebbe terminare a Doha. Il negoziato di liberalizzazioni cosiddetto"dello sviluppo" in corso alla Wto potrebbe essere concluso con un nuovo vertice ministeriale che si potrebbe tenere nel cuore del deserto, tanto per tenere gli animi tranquilli come successe al suo lancio nel 2001. E' questa, forse, la principale decisione che ci si aspetta dalla ministeriale che si apre oggi alle 15.00. Un'agenda fitta, ma poche aspettative rispetto alle conclusioni: questa ministeriale della Wto che si apre oggi alle 15.00 qui a Ginevra prevede alle ore 12.00 il primo meeting ufficiale di Lamy con i giornalisti al Media Center. Poi alle 15.00, con la Cerimonia di apertura per gli oltre 2.700 delegati di solo 139 su 153 membri dell’organizzazione, 350 giornalisti e circa 500 rappresentanti della società civile.
   Essi non lavoreranno a una sessione vera e propria dei negoziati in corso, sta avvertendo da giorni il direttore generale del’Organizzazione Pascal Lamy. Questo appuntamento, però “ ma offrirà ai ministri una piattaforma per verificare il funzionamento di questa casa”, compreso lo stesso ciclo negoziale lanciato a Doha, “e l’occasione di inviare una serie di forti segnali al mondo rispetto all’intero fronte di questioni aperte alla Wto: dal monitoraggio e la sorveglianza alle dispute, l'accesso, gli Aiuti al commercio, l’assistenza tecnica e la governante internazionale”.
   Il tema della Conferenza è “La Wto, il sistema commerciale e il clima economico mondiale attuale”, e si aprirà con le dichiarazioni del presidente dell’Assemblea, del direttore Generale che presiede il Consiglio generale e i saluti delle altre organizzazioni multilaterali invitate. Comincerà così, con l’adozione dell’agenda dei lavori, la sessione plenaria nei quali sono previsti gli interventi successivi si tutti i ministri al commercio presenti, che dovranno limitarsi entro 3 minuti. La dichiarazione italiana è attesa per domani, 1 dicembre. In parallelo alla sessione plenaria si terranno due sessioni di lavoro più interattive, sui due sub-temi della “Revisione delle attività della Wto, compreso il programma di lavoro di Doha” in discussione sempre l’1 dicembre e introdotta dal Direttore generale e “il contributo della Wto alla ripresa, alla crescita e allo sviluppo” in programma per il 2 e introdotta dal presidente della Conferenza e dalle quali le Ong e la stampa sono state escluse.
   La sessione di chiusura avrà luogo martedì 2 dicembre approssimativamente tra le 18.30 e le 20.00. Non ci si aspetta un vero e proprio “documento finale”, ma una dichiarazione del presidente della Conferenza che sotto la sua responsabilità registrerà le decisioni dei ministri presenti sui tre temi sui quali ci si aspetta comunque una decisione: un’estensione della moratoria della tassazione sull’e-commerce, un’estensione della moratoria sui cosiddetti “TRIPS non-violation complaints", e data e luogo per la prossima ministeriale.
Qui dovrebbe arrivare il colpo di scena e l'annuncio del "Giro di Doha"... una scelta triste e di scarsa fantasia.

domenica, 29 novembre 2009
Lamy: non chiedetemi come andrà a finire, dipende da voi...
In pieno svolgimento all'ILO la conferenza "Can the Wto promote decent work?" con una vasta rappresentanza di personaggi di primo piano, da Pascal Lamy, direttore della Wto a Celso Amorim, ministro agli esteri brasiliano, ad Alfredo Chiaranda, segretario al Commercio dell'Argentina. La domanda del titolo sembra banale, ma banale non è. Riporta al centro dell'attenzione la necessità di politiche pubbliche per riuscire a correggere i fallimenti dle mercato e gli effetti della competizione del libero mercato, che per tanti anni è stata indicata come l'unica spinta possibile al benessere generale. Dall'Argentina la ricetta è chiara, laddove il mercato mondiale fallisce è necessario l'intervento, anche pesante, del pubblico, considerando che politiche protezionistiche sono spesso state adottate nella storia da parte degli attuali paesi industrializzati per proteggere le aziende in crescita.
Uno scenario opportunistico, quello descritto, che porta all'applicazione di politiche di sostegno sud-sud, come spiega Celso Amorim, chiarendo l'impegno del Brasile con il gruppo dei G4, tra cui il Mali ed altri Paesi dell'Africa Subsahariana, per sostenere la qualità e la produttività del cotone africano. Non è possibile parlare di decent work in questi paesi, perchè non esiste lavoro considerate le politiche aggressive dei Paesi industrializzati, che passano ad esempio per i sussidi all'esportazione di cotone statunitensi.
Dal lavoro decente si tocca, neanche troppo delicatamente, l'empasse all'interno della Wto ad esempio sull'agricoltura. Ma si riuscirà a chiudere il Doha Round, Mr Lamy? "Non posso anticipare le conclusioni della prossima Ministeriali, è tutto nelle vostre mani" risponde il Direttore rivolgendosi ai Paesi membri.
Grazie Mr. Lamy, c'è molto disordine sotto il cielo.
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sabato, 28 novembre 2009
Quasi diecimila persone a Ginevra per una manifestazione inaspettata
Nessuno ci credeva, tra gli organizzatori ginevrini, alla vista di Place Neuve piena di persone. Le strade di Ginevra da anni non raccolgono così tante persone per una singola manifestazione, tanto più sulla Wto. Per risalite a tanto bisogna ritornare indietro negli anni, nei momenti di massimo splendore del movimento. Gli scontri tra polizia ed il blackbloc non riesce a mettere in secondo piano come la crisi economica, causata dalla responsabilità di un sistema deregolamentato e da banche d'affari a caccia di profitti ad ogni costo (molte delle quali con sede sul Lac Leman) stia rimobilitando le coscienze, al Sud come al Nord del mondo. La manifestazione è il primo atto di una serie di azioni che si svolgeranno a Ginevra e che avranno come oggetto simboli della crisi finanziaria, della crisi agricola e della crisi climatica. Attività che sosterranno, in parallelo, l'attività che le diverse organizzazioni della rete Our World Is Not For Sale svolgeranno all'interno della Ministeriale.
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sabato, 28 novembre 2009

Incontreremo Lamy. Gli chiederemo perché la Wto non funziona
I movimenti arrivati a Ginevra da oltre 46 Paesi di tutto il mondo per celebrare questo pomeriggio con una manifestazione pacifica, a 10 anni dalla "battaglia di Seattle", la Giornata mondiale del commercio giusto, hanno accettato l'invito del direttore generale della Wto Pascal Lamy ad incontrarli la prossima settimana. 
"Non vogliamo parlare con Lamy di ciò che discuteranno i ministri - ha spiegato Alessandra Stricktner, di Attac Austria, tra i portavoce della rete Questo Mondo Non E' In Vendita - né delle nostre preoccupazioni rispetto ai negoziati, visto che lo conosciamo dai tempi in cui era negoziatore per l'Europa e anche lui conosce bene i nostri argomenti".
La Wto, però, ha continuato Lory Wallach, della ong statunitense Public Citizen, tra i protagonisti dela resistenza di Seattle, "non funziona, è poco trasparente, non riesce a discutere per sua pubblica ammissione nemmeno di ciò che esso stesso propone, come il Doha development round, che esso stesso ha proposto nel lontano 2001. Questa è una sua responsabilità, come è sua quella di permettere a tutte le delegazioni di partecipare con la stessa efficacia, trasparenza ed efficienza, come proclama nei suoi testi costitutivi. Questo non sta succedendo e siamo molto interessati a sentire come ce lo spiega".

sabato, 28 novembre 2009
Rilocalizzare l'economia, bloccare l'espansione della Wto.
A Ginevra Our Worl Is Not For Sale lancia le mobilitazioni dei prossimi giorni

E' in pieno svolgimento la conferenza stampa della rete internazionale Our World Is Not For Sale alla Casa delle Associazioni di Ginevra. Cinque speakers d'eccezione, come Lory Wallach di Public Citizen, Alexandra Strickner di Attac Austria/S2B, Afsar Jafri di Focus on the Global South India Hanim Lutfiyah di Third World Network Indonesia e Yoon Geum Sum della Korean Women Peasant Association. Dall'India all'Indonesia fino alla nuova Europa la denuncia compatta è che l'espansione della Wto è un rischio per la stabilità delle politiche sociali ed ambientali. Secondo Afsar Jafri le politiche di liberalizzazione in India hanno portato ad un incremento pesante della disoccupazione e della povertà, con il 77% della popolazione indiana al di sotto di un dollaro al giorno, una tendenza che rischia di peggiorare soprattutto se la deregulation toccherà il comparto agricolo, dove l'aumento delle importazioni di prodotti di base tra cui lo zucchero dal Brasile sta determinando vere e proprie rivolte contadine.
Ma una Wto allargata rischia di mettere in crisi lo stesso sistema sociale europeo, come denuncia Alexandra Strickner, messo sotto pressione soprattutto dall'agenda aggressiva delle corporation.
Per questo sono attese migliaia di persone a cominciare da oggi, alle 14.00, quando con la manifestazione e le iniziative di piazza inizieranno le mobilitazioni programmate per i prossimi giorni. Con un occhio alla Conferenza di Copenaghen, verso cui partirà una carovana di attivisti da Ginevra, non appena si concluderà la Ministeriale Wto.
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venerdì, 27 novembre 2009
Lamy ai negoziatori: se non tappiamo i buchi dei negoziati non li chiuderemo entro il 2010
“Speriamo che i ministri ci diano indicazioni su come tappare al più presto i buchi più grandi che abbiamo nei negoziati sulle ‘grandi questioni’ ancora aperte”.
Questo l'auspicio (ma anche la preoccupazione) al centro del discorso del direttore generale della Wto Pascal Lamy ai negoziatori riuniti nel TNB, il cuore della macchina della Wto. Con questi super-esperti di tutto il mondo Lamy ha sottolineato che nella Ministeriale che comincia lunedì è necessario “fare un controllo collettivo delle tempistiche durante i primi quattro mesi del prossimo anno per capire se la data di fine dei negoziati, fissata per il 2010, sia davvero a portata di mano”. Le questioni di fondo del Doha round, infatti, sono ancora davvero apertissime.
In agricoltura, ad esempio, dopo lunga e penosa trafila i negoziatori hanno accettato solo di compilare – e non hanno ancora finito – dei modelli per la raccolta dei dati che mostrino a che punto siano davvero esportazioni e importazioni, tariffe e eccezioni alle liberalizzazioni per ciascun Paese. Tutti ancora da discutere i Meccanismi speciali di salvaguardia (per evitare collassi commerciali a Paesi vulnerabili o in momenti di difficoltà) e le annose questioni sull’erosione delle preferenze tra Paesi ricchi e le loro ex colonie e sui prodotti tropicali.
Sul negoziato sui prodotti speciali (Nama) Lamy avverte che va fatto ancora tanto lavoro sui dettagli tecnici anche se sono stati fatti passi avanti sulle barriere non commerciali (NTBs). Argentina, Sudafrica e Venezuela chiedono flessibilità da parte dei paesi sviluppati rispetto ai tagli fortissimi previsti alle tariffe in vigore, ma il conflitto è ancora difficile. I Paesi meno sviluppati chiedono addirittura un periodo di moratoria e un lungo regime tariffario prima che i tagli entrino in vigore, ma i Paesi sviluppati non vogliono ascoltarli.
Nel negoziato sui diritti di proprietà intellettuale (Trips) ci sono forti critiche rispetto al lavoro fatto dal coordinatore del tavolo, che ha ignorato nel testo finale tutte le preoccupazioni rispetto al futuro inasprimento delle regole di tutela chiesto a gran voce da Usa e Ue.
Sull’Ambiente, i negoziatori stanno valutando le interconnessioni tra le regole della Wto e quelle degli Accordi multilaterali sull’ambiente (Multilateral Environmental Agreements - MEAs) e mentre i G33 propongono che tutte le tecnologie relative alle energie alternative e alla battaglia contro i cambiamenti climatici siano “patent free”, cioè senza brevetto, c’è chi come Usa e Ue che sono fieramente contro questa ipotesi e, anzi, spingano perché venga dato nuovo impulso ai negoziati sui beni ambientali per dare impulso al ricco mercato che la crisi ambientale sta creando al limite del baratro planetario. L’appuntamento di lunedì, dunque, secondo Lamy, sarà un test utile per capire se davvero i ministri al commercio sono pronti a impegnarsi a sufficienza per dare davvero il via ad una nuova stagione di liberalizzazioni sostanziose.
venerdì, 27 novembre 2009

28 Novembre: a 10 anni da Seattle la Giornata mondiale per un commercio giusto
Una sfilata di bandiere nere a Chennai, una marcia a Bangalore, il blocco dei porti in Sud Karnataka, poi carovane che arriveranno a Ginevra e di li' a Copenhagen dalla Francia e dalla Germania, una giornata di digiuno in tutto il Kerala, un'''ammaraggio'' alla Wto dal lago Lemano dei pescatori filippini che in patria si mobiliteranno a Manila, come i loro colleghi in Indonesia e in Malaysia, e come i movimenti contadini in Korea e in Australia. Il ''popolo di Seattle'' il 28 novembre in tutto il mondo si mobilita per la Giornata globale d'azione per un commercio giusto. A 10 anni dal giorno in cui una grande manifestazione blocco' i negoziati della Wto, in vista della nuova ministeriale dell'organizzazione che si apre lunedi' a Ginevra, il movimento cerchera' di ricordare le ragioni di quella rivolta, ''ancora tutte valide, perche' qualcuno sta ancora cercando di svendere il nostro futuro alle imprese''. Nel pomeriggio qualche migliaio di attivisti scendera' in strada a Ginevra e con azioni simboliche, grandi pupazzi con le facce dei grandi della terra e altre suggestive sceneggiature cercheranno di ricordare lo spirito di Seattle per chiedere ai ministri in arrivo di ''tenere giu' le mani dai diritti di tutti''. I pescatori tenteranno un ammaraggio alla Wto dal Lago Lemano. E la rete Questo Mondo Non E' in Vendita si è data appuntamento ai piedi di un grande pupazzo... Tutti i dettagli domani, in presa diretta!

venerdì, 27 novembre 2009

La crisi della Settima ministerial1La Wto è parte del problema ma... fa finta di niente!!!
La Wto si presenta al Vertice ministeriale di Ginevra,a 10 anni esatti dai giorni di Seattle, con un rapporto sul commercio globale (WT/TPR/OV/12) nel quale ha dovuto ammettere il proprio fallimento. Gli esperti della Wto spiegano, infatti, che "la crisi finanziaria e il conseguente collasso della domanda aggregata in Europa e in Nord America ha innescato una recessione globale che ha contratto il volume del commercio di prodotti circa del 10% nel corso del 2009, riportandolo al livello del 2005". In questo quadro, aggiungono "i Paesi in via di sviluppo rimangono particolarmente vulnerabili alle future contrazioni delle proprie esportazioni, come anche alla riduzione del credito da parte delle banche, agli investimenti diretti esteri in declino, alla caduta dei prezzi delle materie prime cime anche alla diminuzione dei volumi delle rimesse dei migranti che si somma all’incertezza dei futuri flussi di Aiuti pubblici allo sviluppo". In poche parole, una catastrofe rispetto alla quale, però, la Wto non può limitarsi (come prova a fare in questo rapporto e nella ministeriale che sta per aprirsi) a fare da osservatore segnalando, come fosse un'ong, le "oggettive" difficoltà del momento. Essa, infatti, come hanno avuto modo di ribadire anche i contadini riuniti nel novembre scorso a Roma per il Forum Parallelo della società civile al Vertice Fao sulla Sicurezza alimentare, "è parte del problema, e non della soluzione". Come Fair abbiamo realizzato un piccolo documento nel quale raccontiamo che cos'è che non va con i negoziati in corso e tutti i retroscena del vertice ministeriale. Scaricatelo dal blog e dal sito www.faircoop.net//faircoop

venerdì, 27 novembre 2009

Tutti a Ginevra, 10 anni dopo Seattle, siamo pronti!
Oltre 200 da più di 45 Paesi: siamo tutti attivisti, contadini, sindacalisti, esperti, volontari. Siamo riuniti dalle 9 di questa mattina alla Casa delle Associazioni di Ginevra per condividere tutte le informazioni a disposizione sui retroscena del prossimo vertice della Wto, e per preparare la grande manifestazione che si terrà domani qui in città. Una cosa è chiara: al centro dell'agenda della ministeriale della Wto che si aprirà lunedì, per l'ennesima volta non ci saranno i diritti di tutti ma gli interessi di pochissimi. Ma se qualcuno pensava che  tenendo bassa la comunicazione su questo vertice, noi li avremmo persi di vista, a gli avremmo permesso di andare avanti "business as usual", si sbagliava di grosso.

giovedì, 26 novembre 2009
Lamy: Ginevra non sarà una sessione di negoziato
Cari giornalisti, capiamoci: in questo settimo Vertice Ministeriale della Wto non discuteremo dei negoziati in corso, cioè del Round di sviluppo di Doha, ma sarà “un’occasione di riflettere su tutti gli elementi del nostro lavoro, scambiare idee e condividere la guida sul miglior modo per concluderli entro il prossimo anno. E’ il messaggio che il Segretario generale della Wto Pascal Lamy ha fatto recapitare in posta elettronica a tutti i giornalisti accreditati al vertice. Di cosa si parlerà, allora? Tanto per cambiare, della crisi.  Il tema della conferenza sarà “La WTO, il sistema commerciale multilaterale e l’attuale ambiente economico globale”, e ci saranno due sessioni di lavoro che impegneranno i ministri: una prima, il 1 dicembre, sulla "Revisione delle attività della Wto, compreso il Piano di lavoro di Doha”, una seconda, il giorno seguente proprio su “Il contributo della Wto alla ripresa, alla crescita e allo sviluppo”. Un’agenda “lenta”, auspica Lamy, che permetterà ai negoziatori di incontrarsi e parlare un po’ tra loro per chiarirsi.
Ci vuole tutta la forza della storia - che Lamy fa risalire fino alla Seconda Guerra Mondiale attribuendo alla Wto il ruolo di “guardiano del mercato” e, “attraverso i trattati che amministra, della prosperità economica e della stabilità geopolitica degli ultimi 60 anni” - per tentare di trasformare questo Vertice debole in un appuntamento “vibrante”, per lo “scambio (non di merci o tariffe, diciamo noi) di pensieri e idee su come rendere l’organizzazione più efficiente ed efficace”. Il mondo ha creduto al liberismo, afferma Lamy, come per rassicurarsi: a fronte di un 10% di riduzione dei volumi degli scambi registrata nel 2009, i Paesi membri della Wto hanno risposto con misure protezionistiche che hanno interessato appena l’1% del mercato globale. Il lavoro dell’ufficio di revisione delle Politiche Commerciali, le 400 controversie esaminate e sciolte dal Tribunale per la risoluzione delle dispute – le cui sanzioni-spauracchio hanno certamente pesato nella scelta di molti Paesi di non proteggere i Propri mercati nei momenti di maggiore crisi – sono i due meccanismo che a detta di Lamy hanno funzionato meglio. 28 Paesi, poi, stanno aspettando per entrare nella “Famiglia Wto”, - la chiama così Lamy - compresi 10 tra i meno sviluppati (LDCs). E ci sono problemi urgentissimi, incalza ancora, come la sicurezza alimentare, la salute e i cambiamenti climatici che vanno affrontati al più presto. Ma chi gli ha detto che vogliamo farli governare proprio dalla Wto?